Berlino prova a correre ai ripari contro l’ennesima impennata dei prezzi energetici. Dopo un fine settimana di negoziati serrati, il governo di coalizione guidato da Friedrich Merz ha raggiunto un accordo su un pacchetto di misure da circa 1,6 miliardi di euro per contenere il costo dei carburanti e sostenere il potere d’acquisto, in un contesto segnato dalle tensioni in Medio Oriente e dai timori per le rotte energetiche globali.

Al centro dell’intesa c’è un taglio temporaneo delle accise su benzina e diesel pari a 17 centesimi al litro, valido per due mesi. L’esecutivo punta a una riduzione immediata dei prezzi alla pompa, chiedendo esplicitamente alle compagnie petrolifere di trasferire integralmente il beneficio fiscale ai consumatori. Una richiesta che, tuttavia, resta politicamente più che giuridicamente vincolante e che riapre il nodo già emerso in passato sull’effettiva trasmissione degli sconti lungo la filiera.

Il pacchetto include anche la possibilità per le imprese di erogare ai dipendenti un bonus straordinario fino a 1.000 euro, esentasse, sul modello degli interventi adottati durante la fase più acuta dell’inflazione post-pandemia. L’obiettivo è attenuare l’impatto immediato dell’aumento dei prezzi su famiglie e lavoratori, senza gravare direttamente sulla spesa pubblica corrente.

Pressioni geopolitiche e fragilità interne

La misura arriva mentre la Germania, prima economia europea, si trova esposta a una nuova ondata di instabilità energetica. Il conflitto con l’Iran e l’ipotesi di un blocco dello Stretto di Hormuz da parte degli Stati Uniti hanno spinto al rialzo le quotazioni del greggio, riaprendo scenari che in Europa si ritenevano superati dopo la crisi del 2022.

Il cancelliere Merz ha indicato chiaramente l’origine esterna dello shock, sottolineando però che lo Stato non può compensare integralmente gli effetti delle tensioni globali. Da qui la scelta di limitare nel tempo l’intervento sulle accise, presentato come una misura emergenziale e non strutturale.

Non mancano però le critiche. Economisti e associazioni di categoria mettono in dubbio l’efficacia del taglio fiscale, temendo che una parte significativa del beneficio possa essere assorbita dalle compagnie petrolifere attraverso un aumento dei margini. Il rischio è quello del cosiddetto “effetto razzo e piuma”, per cui i prezzi salgono rapidamente quando aumenta il costo del greggio, ma scendono più lentamente quando questo diminuisce.

Cartelli, tasse e tensioni politiche

Consapevole di queste criticità, la coalizione intende rafforzare i poteri dell’autorità antitrust, con l’obiettivo di monitorare più efficacemente la formazione dei prezzi e intervenire in caso di comportamenti distorsivi. Parallelamente, il governo punta a una parziale compensazione delle misure attraverso strumenti fiscali e regolatori, tra cui un aumento della tassazione sul tabacco.

Sul piano politico, l’accordo segna una tregua dopo giorni di forti tensioni interne. Lo scontro tra il ministro dell’Economia Katherina Reiche e il ministro delle Finanze Lars Klingbeil, in particolare sull’ipotesi di una tassa sugli extraprofitti delle compagnie energetiche, aveva messo in evidenza le divergenze nella gestione della crisi. Divergenze che il compromesso finale sembra aver momentaneamente ricomposto, senza però risolverle nel merito.

Lo sguardo a Bruxelles

Accanto alle misure immediate, Berlino rilancia anche la propria linea in sede europea. Il governo tedesco si prepara a opporsi a un possibile inasprimento delle regole UE sulle emissioni per i veicoli ibridi previsto per il 2027, sostenendo un approccio “tecnologicamente neutro” che includa anche i carburanti rinnovabili.

Una posizione che si inserisce nel dibattito più ampio sul futuro della transizione energetica europea e che segnala come la crisi attuale stia già producendo effetti sulle scelte strategiche di medio periodo.

Nel frattempo, la coalizione conferma l’intenzione di varare una riforma più ampia dell’imposta sul reddito a partire dal 2027, con l’obiettivo di alleggerire il carico fiscale sui redditi medio-bassi. Ma con margini di bilancio sempre più stretti, la sostenibilità finanziaria di queste misure resta tutta da definire.

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